Più ricca, giovane e informatizzata: ecco il profilo dell'azienda bio
Oggi è la biodomenica. "Difendiamo il modello dell'agricoltura diffusa: con gli ogm si rischia di impoverire milioni di persone a vantaggio di un oligopolio", dice Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab
Con il biologico si guadagna di più e si crea più lavoro: il reddito netto per unità lavorativa familiare è di 51.478 euro contro i 34.294 euro delle aziende che producono in modo convenzionale. Inoltre nel bio si spende il 14% in più per il lavoro (22.957 euro contro i 15.066 del convenzionale) e per l'innovazione tecnologica: il 15,6 % delle aziende biologiche italiane è informatizzato contro il 3,8%, delle convenzionali; il 10,7% ha un sito web contro l'1,8%; il 5,2% usa l'e-commerce contro lo 0,7%.
Infine le imprese bio si caratterizzano per la diversificazione delle attività produttive (agriturismo, attività ricreative e sociali, fattorie didattiche) che riguarda il 17% delle aziende (oltre il triplo rispetto alla media nazionale) e la vendita diretta (89% rispetto al 64% delle altre).
"In questi giorni si parla molto di ogm e spesso si trascurano gli aspetti sociali legati all'invasione degli alimenti geneticamente modificati", ricorda Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab, l'Associazione italiana agricoltori biologici. E continua: "Al di là delle evidenze scientifiche sui rischi di contaminazione dei prodotti tradizionali, che sono alti, c'è un problema di sovranità alimentare. Tre specie - mais, riso e grano - sfamano il 50% della popolazione e quattro multinazionali controllano già il 70% del mercato dei semi. Togliere spazio all'agricoltura familiare e tradizionale a vantaggio del modello iper industrializzato e centralizzato vuol dire impoverire milioni di persone e arricchire un oligopolio. Gli ogm fanno male alla democrazia" .
In Italia il modello dell'agricoltura familiare è ancora prevalente. Tra l'altro - fanno notare all'Aiab - il presidio del territorio assicurato da questa presenza diffusa rappresenta un antidoto contro il dissesto idrogeologico. Ridurlo significa aumentare ulteriormente il rischio di alluvioni e frane che il cambiamento climatico sta già innalzando.
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